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venerdì 17 luglio 2009

senso della vita

Volete conoscere il senso della vita? Volete sapere cosa c'è dopo la vita?
Come molte persone, prima e anche dopo di voi avranno fatto o faranno, vi siete posti le tipiche domande esistenziali, chi siamo, dove andiamo etc etc, tutte queste cazzate qui.
Beh mi dispiace illudervi ma il senso della vita secondo me l'ho trovato molto tempo fà, ed è molto semplice, noi non viviamo per un qualcosa di più grande (come stà girando spesso su afcebook quesat frase utilizzata da quel minchione del vincitore del GF), è nua vera stronzata, noi viviamo per vivere, ci troviamo catapultati in un mondo senza essere stati interpellati se volevamo o meno venirci, facciamo una vita che nella maggior parte dei casi ci darà solo problemi. Beh il nostro unico scoop su questa terra è l'ego, vivere e riempirci di ego, abbiamo bisogno continuamente di far vedere chi siamo, ce siamo bravi a fare certe cose, facciamo tutto per sentirci dire quanto siamo bravi, e ci gongoliamo di questo. Non abbiamo che questo scopo nella vita. Oltretutto mi dispiace , ma non c'è nessun aldilà, perchè dovrebbe esserci? C'è un Dio, ma secondo me lui in realtà è il Caos, colui che ha creato la vita. Basta mi sono rotto questo non mi dà soddisfazione ora.

giovedì 25 giugno 2009

Mi è venuto in mente tanto tempo fà

Pensavo... Mi chiedevo se in un futuro prossimo, quasi sicuramente, ci si potrà caricare in testa dati alla mò di Matrix. Insomma collegare elettrodi al cervello e far si che si inseriscano nella nostra mente dati. Immaginate le conseguenze.
Niente più scuole, non si dovrà più studiare, si saprà tutto praticamente in un niente. Avanzamento tecnologico ai massimi livelli, visto che ognuno potrà attingere ai più disparati campi di studio per trovare una soluzione. In ogni caso sembra che tutto vada per il meglio no? Insomma come staranno le cose? Civiltà utopica, tutti sanno tutto, niente più bisogno di lavorare, in sintesi una civiltà simile a quella di Silver surfer nelle sue origini, scritto da Stan Lee. Nel mondo di Silver non c'è più voglia di esplorare si è persa la voglia di andare oltre.
Secondo me il vero problema della conoscenza "totale" sarebbe, quasi andasse contro a ciò, l'impoverimento del cervello, la carestia del pensare, del sognare, si perderebbe anche la voglia della conoscenza, potendo accedere a questa troppo facilmente.
Normale non volere una cosa a cui si può accedere facilmente, mentre ciò che è proibito, difficile ci alletta, ricordatevi semplicemente Adamo ed Eva e la mela (neanche a farlo apposta la mela rappresenta anche in quel caso la conoscenza).
Il bello dei libri, dell'arte, della cultura in totale, è proprio il godimento che se ne riceve una volta capito ciò che stavamo studiando.
Il poter accedere facilmente a tutte le informazioni limiterebbe, se non lo annullerebbe del tutto, il godimento del raggiungimento massimo della conoscenza di una determinata cosa. Cosa più bella di tutte è che una volta che si raggiunge il massimo di conoscenza di una materia, questa materia non è stata scoperta totalmente, si evolve, cambia, diventa altro, porta altre domande, diventa altre materie, ricopre altri ruoli.
L'atomo ai tempi dei greci era una teoria elaborata dalla filosofia, oggi? Oggi fa parte della scienza. La scienza del periodo illuminista ha cercato di separarsi dalla sua sfera personale, per divenire qualcosa di più del semplice sentimento, o di come la singolarità percepisce, per guardare la collettività, o meglio, l'universalità dei processi. Era un passaggio obbligato, oggi invece la scienza sempre più tende a rientrare in quel campo "privato", nelle percezioni proprie di ognuno di noi, cerca di congiungere filosofia e materie umanistiche implementando i loro ragionamenti e applicandoli ai meccanismi della natura.
Sono uscito fuori discorso ma era importante precisare molte di queste cose.

sabato 16 maggio 2009

Riassumendo

Ho letto questo libro, a parte tutto ciò che penso di Lévi-Strauss, e quello che ho pensato leggendo questo libro.
Vorrei dire, che cercando di riassumere molto molto molto il capitolo che parla realmente del mito, cioè il capitolo numero 4, si può riassumere con questa frase:
Il mito è la storia dei popoli senza scrittura.
Detto questo se ne potrebbe tirare fuori un discorso, ma ciò non toglie che è tutto riassunto con questa frase.

venerdì 24 aprile 2009

Satanâs Sátanas Śāṭān



Sapete perché la gente sempre più si rivolge al diavolo piuttosto che a Dio?
Mi sono posto questa domanda e beh quello che ne è uscito fuori è piuttosto ovvio,secondo me.
Il diavolo è facilmente accessibile, lo chiami si presenta di persona, nella maggior parte delle volte, diciamo che è molto serio nei suoi affari, fa tanto di regolare contratto firmato e certificato. Non ha bisogno di preghiere, nessun tributo, gli basta che tu faccia quello che vuoi, e se pecchi meglio ancora!
Di solito si dice che il diavolo sia tentatore e infingardo, e che sopratutto non mantiene le promesse che fa! Nulla di più sbagliato, al massimo è lui quello ad essere imbrogliato, ogni volta che qualcuno stipula un contratto con lui, dopo cerca sempre il modo per poterne uscire fuori, con qualche scappatoia. Lui ciò che promette fa niente di più niente di meno. Tenta ma siamo noi a cedere alle sue tentazioni, in fondo è il suo lavoro no? Non ci verrebbe mai in mente di dire ad un lupo che si comporta in modo ingiusto verso la pecora che ha mangiato, perché dovremmo? E' la sua natura no?
Al contrario Dio deve essere pregato, non si presenta mai di persona, al massimo ti manda un angelo. Anche il diavolo è un'angelo verissimo, ma voi volete mettere un'angelo qualsiasi è il diavolo? Il diavolo ha una sua azienda, un suo mondo, e milioni di persone al suo servizio. Diciamo che si è fatta una bella società, e poi sopratutto non mancano mai avvocati!
Una delle ultime cose che in questo momento che mi vengono in mente è una delle più semplici.
Io parto da questa teoria: si ha paura di ciò che non si conosce.
Semplicissimo e risaputa come cosa. Il diavolo lo conosciamo, sappiamo che forma ha, sappiamo come si comporta e cosa vuole. Di Dio invece non sappiamo molto, non sappiamo come nasce, perché è sempre esistito, non sappiamo che forma abbia, perché non dovrebbe avere forma e in fundis sappiamo che quelle poche volte che si è fatto sentire si è sempre arrabbiato come una bestia, prendete Adamo ed Eva, oppure Noè o anche tanti altri episodi.
Beh queste sono alcune delle tante cose, credo.

sabato 4 aprile 2009

Io lo sò perché lo sà.......

Di Chuck Palahniuk.
  • La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.
  • La seconda regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.
  • La terza regola del Fight Club è due uomini per combattimento.
  • La quarta regola è un combattimento alla volta.
  • La quinta regola: si continua finché uno dei due non dice basta.
  • Sesta: niente camicia e scarpe.
  • Settima regola: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario.
  • Ottava e ultima regola: se è la vostra prima sera al Fight Club dovete combattere.
Voglio iniziare proprio con le regole del fight club. Sarà scontato, ma quanto sono fighe queste regole?
Ho divorato questo libro. E' scritto in maniera che leggendolo, si riesce a entrare nella testa del protagonista, testa fatta di pensieri sconnessi, pensieri che si accavallano, momenti diversi.
Libro, come già scritto in prefazione, colpisce per la mancanza di dati del protagonista, non c'è razza, nessuna descrizione fisica, niente di niente; lo stesso nome reale del protagonista ci è recluso. In fondo per i fini del romanzo ciò non è importante.
E' un libro violento, ma non per gli scontri, non per le azioni che compiono, ma bensì violento per il tema trattato, la rappresentazione di una parte di civiltà che non partecipa alla storia, non partecipa alle grandi rivoluzioni messe in atto dalla società. Quasi una trasposizione del pensiero di Benedetto Croce del popolo che non fa parte della storia perché non vi partecipa.
"Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto."
Non solo se ne accorgono ma gli girano anche i coglioni di questa cosa, e faranno in modo di far capire il loro ruolo nella società.
Il popolo, (credo si addice meglio il termine popolino), la classe subalterna, l'uomo qualunque, il padre di famiglia che fa il cameriere, il ragioniere senza sbocchi futuri entrano a far parte del club; un po' per gioco, un po' per curiosità, ma sopratutto per sfogarsi, per poter combattere contro qualcosa che non possono abbattere realmente.
Si radica l'idea della futura società, che era già la società d'allora, una società fatta di consumismo, e che non sembra diminuire. Siamo quello che possediamo, e Chuck Palahniuk ci riesce come non mai a rendere questa idea. L'arredamento Ikea poi è l'apoteosi.
"Le cose che una volta possedevi, ora possiedono te."
"La pubblicità ci mette nell'invidiabile posizione di desiderare auto e vestiti, ma soprattutto possiamo ammazzarci in lavori che odiamo per poterci comprare idiozie che non ci servono affatto…"
Frase semplice e lineare non mi è nuova, subito mi ha portato alla mente un'altra frase letta:
"Non combattere contro i mostri o diventerai tu stesso un mostro. E se guardi a lungo nell'abisso, anche l'abisso guarderà dentro di te" (Friedrich Nietzseche)
Potrà non esserci nessun legame tra le 2 frasi, tra i 2 pensieri, eppure il mio cervello ha collegato automaticamente questi 2 pensieri.
Si parla della società, di una società senza Dio, o meglio di un Dio che volta lo sguardo dalla parte opposta a dove si trovano loro.
"Se sei maschio e sei cristiano e vivi in America, tuo padre è il modello di Dio. E se non hai mai conosciuto tuo padre, se tuo padre prende il largo o muore o non è mai in casa, che idea ti fai di Dio? [...].
Brucia il Louvre e pulisciti il culo con la Gioconda. Almeno così Dio saprà come ci chiamiamo."

Ci mette davanti la scelta di essere i peggiori nemici di Dio e fare in modo che si ricordi di noi, oppure essere degli sconosciuti per lui e non avere nessun peso.
In fondo:
"Se il figliol prodigo non avesse mai lasciato casa sua, il vitello grasso sarebbe ancora vivo."
O meglio ancora Tyler ci mette nella condizione di essere il diavolo per avere peso nella società, per essere qualcuno agli occhi di Dio.
Perché in fondo:
"Io sono il sottoprodotto tossico della creazione di Dio."
E bisogna farsi sentire, per dimostrare di esserci stati, bisogna essere quello stronzo che allo scaricare il cesso non scende ma rimane a galla e ci si accorge di lui.
"Quello che dice Tyler dell'essere una merda e gli schiavi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spiagge della Costa Azzurra che non avrei mai visto. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo."
Bisogna attrarre l'attenzione in tutti i modi, giusti o sbagliati:
"Per questo amo tanto i gruppi di sostegno, se la gente pensa che stai morendo, ti presta tutta la sua attenzione. Se questa può essere l'ultima volta che ti vedono, ti vedono davvero. Tutto il resto finisce fuori della finestra, il conto in rosso e le canzoni alla radio e i capelli in disordine. Hai la loro piena attenzione. La gente ti ascolta invece di aspettare il suo turno per parlare."
Ma l'attenzione delle persone non gli bastava più, crea il fight club, ma ad un certo punto anche quello diventa una cosa monotona, una fine d'attenzione e ha il via il Progetto Caos.
Progetto che mina alle fondamenta della società, vuole abbattere i muri del commercio, vuole fare in modo che si possa cacciare tra i grattacieli, niente più deve avere valore, solo l'uomo.
Tutto questo e molto altro ancora ci sarebbe da dire su questo libro.
Libro fatto di insonnia, di avvenimenti in uno stato di inconsapevolezza, della dualità di ognuno di noi, del cacciare le palle di fare qualcosa che non si voglia fare per timore, ma si fa per necessità.
Io lo so perché lo sa Tyler.

venerdì 13 marzo 2009

Proviamoci Prima parte


Allora avevo promesso poco fa di scrivere 2 post, cominciamo col primo e vediamo se riesco a fare qualcosa di buono. Se vi sembrerà un po' ostico è perché l'ho scritto sul cellulare senza badare troppo alla forma, ma per fissare i concetti che mi venivano in mente. Cercherò di esprimermi al meglio:
Evoluzione, tutte le specie evolvono, volenti o nolenti vi è un'evoluzione. Dal canto mio vedo un parallelismo tra evoluzione della specie e l'evoluzione delle civiltà, o meglio della società. Nel senso che così come ogni specie si adatta come meglio può all'ambiente in cui si trova così la società stabilisce una propria evoluzione per adattare la società all'ambiente, e logicamente questa evoluzione che si può avere con tante variabili finirà per prendere la una strada tra le tante. Diremo quindi che la società occidentale ha scelto per un'evoluzione tecnologica scientifica, ma ciò non toglie che se una società diversa ha optato per un'evoluzione della parentela o tra il legame trale persone, o in qualsiasi altro modo, ciò non indica una superiorità o inferiorità di una cultura verso un'altra.
Dicevamo che l'evoluzione biologica si muove per vie diverse ad assolvere le proprie necessità, condizioni diverse portano a evoluzioni diverse.
I pesci servono per nuotare, gli uccelli servono per volare e l'uomo a cosa serve? Perché vi è stata un'evoluzione delle scimmie in uomini nel passato e invece oggi non accade che le scimmie si evolvano in uomini? Questo è il pensiero di un mio amico che mi mostrava le sue perplessità .
La mia risposta alla prima domanda è:
Uccelli e pesci, non servono per volare o per nuotare, non se ne frega un cazzo a nessuno se un pesce nuota. Quindi bisogna dire che in realtà la loro evoluzione gli ha fatto sviluppare a pieno in una determinata direzione una certa caratteristica (non so se è chiaro). Questo loro sviluppo di una certa caratteristica si è avuto per il preservare la propria specie. Credo che questo sia abbastanza chiaro.
Il ruolo dell'uomo sulla terra (pensiero abbastanza semplicistico) è identico a quello di tutti gli altri esseri viventi, e cioè, preservarsi.
Il ruolo di ogni specie vivente su questo pianeta è quello di far si che la propria specie vada avanti, che per ogni generazione che muore ce ne sia una che la sostituisce.
Quindi la frase iniziale che recitava:
l'uccello serve a volare
dovrebbe cambiare in questa molto più semplice:
Caratteristica degli uccelli è volare.
Quindi la caratteristica dell'uomo è quella di pensare, nel senso che ciò che ci distingue dalle altre specie di esseri viventi è ce noi pensiamo. Abbiamo scelto di sviluppare al meglio la via del pensiero (anche se oggi mi viene il dubbio che abbiamo sbagliato vedendo come vanno le cose) (so che molti che leggeranno avranno da ridire, dicendo che anche gli animali pensano, verissimo non lo metto in dubbio, ma anche noi nuotiamo, ma lo facciamo bene come lo fanno i pesci?non credo. Credo di aver risposto anche a chi avrebbe potuto avere da ridire su quest'ultimo concetto, spero).
Tornando alla discussione principale, e cioè Evoluzionismo-Creazionismo in contrapposizione, per come li ha messi in contrasto la signora della circumvesuviana, e che ha dato il via a questo post.
Parlando del Creazionismo dobbiamo dire che:
Il Creazionismo, detto velocemente, è quella corrente di pensiero che crede nella creazione dell'universo e della vita dell'uomo da parte di Dio.
Questa corrente è basata su prove empiriche, non dimostrabili scientificamente, poiché mancano prove oggettive, richiede solo la fede da parte dei credenti.

Per ora mi fermo qui, proverò a finire il prima possibile questo discorso perché credo sia abbastanza importante. In ogni caso spero cominciate a farvi un vostro pensiero in merito all'argomento, anche se vi viene da dire che ho scritto un casino di stronzate mi sta bene!

Perdono

Si lo so ci manco da un casino di tempo. E da ancora più tempo non scrivo qualcosa di intelligente, avevo promesso che dopo gli esami mi sarebbero venute nuove idee, beh in effetti me ne sono venute di nuove, ma non grazie agli esami. Voglio postare 2 post, uno riferito ad un evento accadutomi:
Una signora sulla vesuviana mentre parlavo con una persona ci interrompe, agganciandosi al nostro argomento di discussione, e comincia a sparare a raffica pensieri suoi sull'evoluzionismo sul creazionismo e collegandoli a Hitler, campi di sterminio ed infine al caso englaro (non chiedetemi né come né perché).
In ogni caso voglio approfondire l'argomento per come lo vedo io, per tutte le cose che mi vengono in mente partendo da questi argomenti, vedremo che ne esce fuori.
L'altro argomento, beh sinceramente non voglio parlarne, non voglio che si possa cominciare a pensarci sopra prima ancora di aver espresso il mio pensiero, né sopra tutto farmi condizionare da chi conosco e cui riferisco su cosa voglio scrivere, per ora è un progetto segreto. Spero esca fuori qualcosa di buono, e sopra tutto che esca il pensiero di come l'ho o in mente.
Arrivederci!

martedì 17 febbraio 2009

Che palle


Iniziare a studiare per un'esame nuovo dopo aver appena finito un'altro mi mette una disperazione. Il dover ricominciare totalmente da 0 su un nuovo argomento, su una nuova materia mi distrugge psicologicamente. Credetemi mi stò deprimendo e mi viene sempre più voglia di rinunciare a tutto. Di lasciare perdere tutto che tanto non sarà questo a dare un giudizio completo su di me, e neanche me ne importa il giudizio di chi mi giudica su questa cosa. Ho voglia di qualcosa di nuovo. Mi sono annoiato, mi stà intristendo.

lunedì 9 febbraio 2009

Pensiero veloce

Sinceramente non sò cosa ne pensate, ma tutta questa sotoria di Englaro ha posto in luce (come se non era già chiaro prima) di quanto in Italia siamo indietro anche con le leggi, siamo un paese che non si aggiorna.
Finito. Si tutto qui, "scusate se è poco".

martedì 27 gennaio 2009

Studenti Universitari


Mi sono ripromesso di scrivere questo post. E lo farò anche se non come avevo preventivato, sarà un post veloce e andrò subito al punto.
Odio quegli individui, gli studenti in particolar modo, che hanno l'aria di sapere tutto, quelli che dopo aver letto un libro in cui gli dice come pensare su un dato argomento, riferiscono in un dialogo pari pari le parole del libro, senza capirlo veramente, i più, o altri senza chiedersi se è giusto ciò che hanno letto. In pratica mi infastidisce chi non fa evolvere ciò che ha letto/studiato/sentito.
Sono quei tipi che leggono, credono che tutto ciò racchiuso nel libro sia la verità, l' unica verità e la rivelano ai più, non importandosene se qualcuno può avere da ridire, e nel momento in cui gli tocca leggere successivamente un'altro libro che smentisce ciò che è stato detto nel primo libro, rinnegano tutto ciò che c'era nel primo libro e danno per vero ciò che hanno letto nell'ultimo libro. Non fanno un pensiero loro, e a me la gente che non pensa dà fastidio. Non so se sono stato chiaro, non m'interessa, l'importante è, che anche se non capite, facciate evolvere il pensiero per qualsiasi cosa.

lunedì 26 gennaio 2009

Colpa del corpo

Il corpo non ne può più, ma lo spirito è ancora ardente della fiamma della conoscenza.
Ho tanto a cui pensare. Ho tanto da leggere. Ho tanto da dover capire, e tanto ancora da evolvere da semplice pensiero altrui, e quindi far mio in qualcosa di nuovo.
Voglio, appena posso in questi giorni, dire quello che penso, ciò che volente o nolente faccio sempre, verso certi tipi di studenti universitari che a me non vanno proprio a genio. Lascio qui l'appunto con paura che possa dimenticarmene. Spero solo di scriverlo questo post, e non passarci sù e scrivere su altre cose.

lunedì 29 dicembre 2008

La mente umana


Da piccoli si è intelligentissimi, si notano le cose ovvie della vita, in un modo che solo un bambino può fare.

drin drin
pronto chi è?(voce di una bambina di 3 anni)
ciao sono salvatore un'amico di tizio c'è tizio?
no tizio non c'è.
ah, e sai quando posso trovare a casa tizio?
si, quando torna.


Ora ditemi voi se l'affermazione finale è insindacabile!
Impossibile da controbattere. Semplice, lineare, ingenua se vogliamo. Ma dannatamente giusta!
Quando potrei trovare tizio a casa, se non quando torna? Diciamolo, scemo io a domandare quando potrei trovarlo no?
Dove possiamo trovare una persona, se non nel luogo in cui la cerchiamo, nel momento in cui essa stessa si trovi in quel momento in quel luogo?
I bambini sono il nostro futuro! Oppure noi siamo stati un passato migliore quando eravamo bambini?

lunedì 22 dicembre 2008

Narciso

In realtà questo post si sarebbe dovuto chiamare Ego. Però Narciso comincia a far capire una parte del discorso, e cioè quella del mettere la propria persona davanti a qualsiasi cosa, poichè noi tutti siamo innamorati di noi stessi. Chiunque senza esclusione di nomi. Molte persone cercano da sempre il senso della vita, io ho notato, che, in realtà l'unico senso che attribuisco alla vita, non è altro che la nostra voglia di riempire il nostro ego.
Tutto ciò che facciamo in vita, lo facciamo solo per riempire il nostro ego smisuratamente.
Quanto più è grande lì'azione da noi svolta, tanto più ci sentiamo orgogliosi di noi stessi.
Non esistono azioni veramente disinteressate, perchè, anche quando rimaniamo nell'anonimato per un'azione da noi svolta, noi sapremo sempre di averla svolta, avendo quindi un'immolazione personale all'ego.
Molti fanno azioni così grandi per essere ricordati anche dopo la loro morte, il loro riconoscimento da parte di altri ricadrà sui figli, quindi loro continueranno ad essere elogiati anche successivamente, cosa c'è di più strano? Fare grandi azioni per continuare a vivere nell'immaginario delle persone anche successivamente alla propria morte, quindi continuare a vivere in un certo senso nella mente degli altri.
Una cosa non sparisce completamente se non viene dimenticata comlpetamente da tutti, o quando non se ne parlerà più di quella cosa.
Il nostro ego, fa in modo che non ci sia un annichilimento della nostra essenza.
Siamo un mondo di Narcisi, continuamente innamorati di noi stessi, tendiamo sempre più a distinguerci da chi ci è simile, per essere ricordati, e ad omologarci a chi ci è distante per sentirci parte di un gruppo.

martedì 9 dicembre 2008

Voglia di andare oltre

Molti non possono proprio farne a meno.
Al giorno d'oggi, la droga, gli steroidi, gli integratori, e qualsiasi altra sostanza assumiamo per avere in ogni caso prestazioni migliori, o per non essere al di sotto della nostra forma fisica, sono alla portata di chiunque voglia assumerle.
Credevamo che la nostra vita non fosse altro che un palcoscenico, dove ognuno di noi interpretava la propria parte. Ma al giorno d'oggi il tutto si è spostato dal palcoscenico, al campo da gioco, all'arena.
Non siamo più attori di vita, ma sportivi di vita.
Non possiamo fare a meno di abusare di medicinali, e quant'altro che possa fare in modo da non farci apparire debilitati, o fuori forma. Siamo in continua sfida fisico/mentale con chiunque.
Ma non possiamo certo meravigliarci, oltretutto questa nostra "passione" per le droghe e soprattutto per gli steroidi non è certo cosa recente, oppure degli ultimi 50 anni. Già al tempo dei greci, per le Olimpiadi, c'erano controlli antidoping fatti dai sacerdoti di Zeus.
Siamo tutti continuamente sotto giudizio di giudici pedoni, giudici autisti e chiunque altro ci guardi.
Non giochiamo più per il semplice gusto di farlo, per divertirci, o qualsiasi altra boiata ci racconta il perdente della situazione, noi giochiamo e abbiamo sempre giocato per vincere, solo che al giorno d'oggi lo facciamo anche fuori dal campo sportivo.
Andiamo oltre non per superare i nostri limiti, ma perché cazzo ci piace sentirci acclamare e lodare per ciò che abbiamo fatto. Alla fine si riduce tutto al nostro semplice e fottuto Ego!

giovedì 4 dicembre 2008

L'Uomo si è fatto Dio



Prometeo ruba il fuoco a Zeus, ne fa dono all'uomo, e da quel momento l'uomo si è fatto simile agli dei.
Zeus punisce Prometeo per l'eternità.
Zeus fa ciò, perché ha paura ora dell'uomo, si è fatto più simile a lui.
La scoperta più importante che l'uomo abbia mai fatto, il Fuoco, oggi alla mercé di chiunque, ma nella mente di tutti pensando al fuoco, viene in mente il suo potere distruttivo; la sua forza.
Siamo uomini, ma nella mia mente viene sempre, insistentemente il pensiero che l'uomo si è creato a immagine e somiglianza di un Dio creato da lui.
I dieci comandamenti per esempio, sono stati scritti dall'uomo, sotto comando divino per alcune persone, ma ciò non toglie che siano stati scritti sotto mano umana.
Dalla scoperta del fuoco l'uomo a cominciato a piegare a sé gli elementi naturali, e così facendo si avvicina sempre più a quella scintilla divina.
Onniscienza, ubiquità, onniscienza tutte tappe che l'uomo in un modo o nell'altro cerca di raggiungere. Il tutto si riduce ad un'invenzione, che se vogliamo essere buoni la datiamo 1991, 1969 se vogliamo essere precisini, quest'invenzione è Internet.
Oggi internet è il nostro fuoco di prometeo, anzi, il nostro fuoco all'ennesima potenza.
Con internet possiamo essere in più luoghi contemporaneamente, se non a livello fisico, a livello mentale, con internet chiunque può monitorare le previsioni metereologiche, a distanza di giorni possiamo sapere cosa avviene in tutto il mondo, possiamo inoltre avere accesso alla conoscenza, se non a tutta, al 90% di tutto ciò che si è detto, fatto, scritto.
La nostra conoscenza aumenta giorno dopo giorno, tramutandoci, piano piano, tutti in piccoli dei.
Sarà giusto o sarà sbagliato, ma, oggi stiamo studiando modi per la clonazione, per viaggi nel tempo, osserviamo sempre più le immensità dell'universo e riusciamo a studiare cose più piccole di un elettrone.
L'uomo ha Dio come punto di arrivo e la scimmia come punto di partenza, tendiamo sempre più ad una trasformazione che ci possa portare alla creazione di altro.

sabato 29 novembre 2008

Cacciamo la testa fuori dalla tana





Seguiremo tutti un bianconiglio,

ci porterà nella tana del nostro io,
gli parleremo,

si frantumerà,

cercheremo di ricomporlo,

senza sapere come si incastra,

saremo tutti vittime...

Del paese delle meraviglie.


C'ho provato, non abbiatene a male se non vi piace.

mercoledì 26 novembre 2008

Dr. Jekyll and Mr. Hyde


Siamo davvero noi stessi? Ognuno di noi è -uno nessuno e centomila-; siamo noi stessi in diversi contesti, casa; lavoro; palestra, uscite con amici. Ognuna di queste volte siamo noi stessi, anche se i nostri comportamenti cambiano; cambia l'atteggiamento, cambia il modo di parlare. Allora mentiamo?recitiamo?No per niente; mettiamo in luce la parte più consona al momento. Siamo persona che si chiedono cosa la società vuole da noi. Anche le persone che ai nostri occhi appaiono insolite, strane o altro, non fanno altro che omologarsi e a comportarsi così come il loro gruppo impone. Ma siamo sicuri di essere totalmente noi stessi? Ogni atteggiamento che adottiamo, ogni maschera che indossiamo è una parte di noi, non a caso, ho usato la parola maschera, perché questo facciamo, indossiamo 1, 10, 100, 1000 maschere nella nostra vita, ma non siamo noi stessi realmente in nessuna di esse, o forse si? E' proprio questo il punto, l'impossibilità della verità, non c'è vero o falso, non c'è bene o male, c'è il punto di vista con cui si identificano le cose. Agiamo in modo incondizionato e inconsapevole, c'è sempre nascosta una parte della verità, o della menzogna, se me la concedete.
Ho chiamato questo post Dr.
Jekyll and Mr. Hyde, perché credo che mostri bene la dualità dell'uomo (oltretutto la dualità è del diavolo se ci pensiamo), il dr. jekyll, razionale; buono; direi quasi pulito; controllato. Mr. Hyde, impulsivo; cattivo; sporco dentro; che libera i propri impulsi. Ma quale dei 2 è quello vero? entrambi, non è quello buono ne quello cattivo, fanno parte dello stesso essere, ora chi è però più reale tra i due? chi è che si è tolto la maschera per poter urlare in faccia al mondo: "Io vivo veramente, come si dovrebbe!", credo il secondo dei 2, la parte cattiva, ma poi cattiva per chi? Agisce liberamente, senza condizionamenti della società, senza vergogna e pudore alcuno.
Da oggi fate uno sforzo, pensate ogni qual volta che vi trovate in un contesto sociale, e cioè sempre, provate a pensare a quello che vorreste fare veramente, e il
perché non lo fate, pensate a come vorreste spaccare la testa a quei clienti che mettono tutto in disordine, o a come vorreste fare qualsiasi altra cosa; e chiedetevi perché non la fate, perché utilizziamo la parola: "non è etico"; pensiamo a tutte le azioni autonome che facciamo senza accorgercene, e capiremo che anche la persona che si ritene fuori dalla società è condizionato dalla stessa società per il suo comportamento.

domenica 23 novembre 2008

Battito d'ali




La teoria del caos; per come la vedo io, solamente un'effetto a catena; un domino; ciò che accade da un semplicissimo atto può portare a catastrofi inimmaginabili; così come può non portare a nulla. Ma è giusto parlare di caos? Io non ci trovo caos, ma linearità, tutto va; perché deve andare.
Un cane, prova ad uscire dalla sua porticina, il lucchetto si rompe, la riesce ad aprire quindi, esce, incontra un gatto, lo insegue, arriva in una piazza con tanti bambini che giocano, guarda una palla rimbalzare, la prova a prendere, finisce nell'acqua di una fontana con la palla, si inzuppa, torna a casa, si butta sul letto del padrone bagnandolo tutto.
Nel nostro caso il battito d'ali è dato dal lucchetto che si rompe, senza di quello tutto il resto, non avrebbe modo di agire sul nostro soggetto; Io non ci trovo caos, ma azione reazione, la pallina che scivola su un ripiano inclinato, non arriverebbe alla fine del ripiano se c'è un blocco. Sarebbe potuto andare in milioni di modi diversi, il gatto che non passa, i bambini che non giocano, anche il semplice volere del cane di uscire di casa, ma ciò non toglie che, è andata come è andata, per il semplice fatto che così sarebbe dovuta andare, se la porticina del cane non si fosse aperta, il cane non sarebbe uscito di casa, ciò perché sarebbe dovuto andare così. Tutto avviene, perché ogni singolo elemento, ha una propria linearità di agire, che si scontra con la linearità di agire di altri elementi, un'azione reazione, scontrata con azione reazione di altri soggetti. Uno schema più grande di ciò che il nostro cervello possa comprendere, e forse è proprio li il caos, non le azione dell'evento, ma la nostra non comprensione totale; degli avvenimenti che potranno avvenire, dal semplice battito d'ali di una farfalla.